ENERGIA
NUCLEARE: UNA SOLUZIONE?
La
valutazione di ASPO-Italia
ASPO-Italia è la sezione
italiana dell’associazione internazionale ASPO (Associazione per lo studio del
picco del petrolio). I membri di ASPO-Italia sono ricercatori e esperti
indipendenti che si occupano di energia, materie prime e ambiente.
Aprile 2008
6.Conclusione.
Non c’è dubbio che nei prossimi anni vedremo un tentativo di riprendere lo sviluppo dell’energia nucleare, che era in stasi dagli anni 1980. Quanto questo tentativo avrà successo, è difficile dire. Certamente, come abbiamo visto, l’energia nucleare ha alcuni punti a favore che non si possono trascurare: indipendenza dalle fonti fossili, affidabilità, record provato e altri. D’altra parte, abbiamo anche visto che ci sono dei problemi molto seri con la tecnologia attuale che rendono difficile pensare a un rapido incremento della produzione di energia nucleare nel prossimo futuro.
Possiamo riassumere le criticità principali dell’energia nucleare qui di seguito in forma compatta.
1. Il costo reale dell’energia nucleare è complessivamente dello stesso ordine di grandezza di quello di altre fonti di energia in uso attualmente, sicuramente non più basso in modo significativo.
2. La resa energetica delle centrali nucleari (EROEI) è accettabile ma non superiore a quella delle energie rinnovabili attualmente sul mercato.
3. La disponibilità di sufficienti risorse di uranio minerale è una delle incognite principali per il futuro della tecnologia nucleare attuale.
4. I problemi delle scorie radioattive e della sicurezza, seppure in taluni casi sopravvalutati o strumentalizzati, sono tuttora non completamente risolti e certamente non trascurabili. Inoltre, la sicurezza militare delle centrali è un problema spesso sottovalutato.
5. La mancanza di flessibilità di produzione da parte degli impianti nucleari non consente al momento attuale di utilizzarli per sostituire completamente i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica.
6. I tempi necessari per la costruzione di nuove centrali sono troppo lunghi per avere un impatto sulla crisi in corso. Inoltre le centrali non risolvono in tempi brevi i problemi di trasporto e di riscaldamento degli edifici.
Per l’ottimista, nessuno di questi problemi è cruciale e li si possono risolvere con l’applicazione di appropriate tecnologie. All’estremo opposto, c’è chi giudica questi problemi talmente gravi da condannare senza appello la tecnologia nucleare non solo in termini di sviluppi futuri, ma anche al punto da auspicare la chiusura degli impianti esistenti.
La persona prudente (o meglio, realista) farà bene a evitare entrambi gli estremi. Sarebbe una follia rinunciare oggi all’energia nucleare prodotta dagli impianti esistenti in Europa (e che l’Italia importa), ma sarebbe lo stesso una follia puntare tutto sull’energia nucleare, rinunciando a priori all’alternativa rinnovabile.
Soprattutto, sarà prudente tener conto che il territorio dell’Unione Europea non dispone di risorse uranifere minerali significative e che, pertanto, sostituire i fossili con l’uranio potrebbe significare soltanto cambiare la nostra dipendenza dall’importazione dall’estero di un tipo di risorsa limitata e in via di esaurimento (i combustibili fossili) con un’altra risorsa altrettanto limitata e in via di esaurimento (l’uranio).
Al momento, dovrebbe essere chiaro che nessuna tecnologia esistente o ragionevolmente sviluppabile in tempi brevi può sostituire i petrolio agli stessi bassi costi e con le stesse caratteristiche di versatilità che hanno reso possibile l’attuale sistema economico e industriale. In altre parole, non è pensabile che il declino del petrolio e dei fossili si possa compensare automaticamente solo con incrementi produttivi da parte di altre fonti; meno che mai con la fissione nucleare. Sarà dunque necessario anche un contenimento dei consumi che potrà risultare sia da una migliore efficienza nell’uso dell’energia sia da una contrazione di certe attività economiche particolarmente voraci nell’uso di energia.
In questa prospettiva, un paese come l’Italia potrà trovare la sua migliore vocazione impegnandosi principalmente sull’efficienza energetica e fonti rinnovabili, queste ultime disponibili in abbondanza in forma di energia solare, diretta e indiretta. L’energia rinnovabile è oggi una serie di tecnologie che hanno raggiunto la maturità tecnica sul piano dell’affidabilità e che si stanno sviluppando con rapidità impressionante. Rimane davanti a noi il grande impegno, finanziario e tecnico, di diffondere l’energia rinnovabile sul territorio adattando l’attuale rete elettrica a riceverla.
Questo impegno è, tuttavia, non solo un peso ma anche un’opportunità di creare una nuova industria, nuovi posti di lavoro e nuove competenze.
Comunque la si voglia vedere, il problema energetico ci accompagnerà per decenni nel futuro e lo si può risolvere solo con investimenti a lungo termine. Ma è impensabile che gli operatori preposti a investire sull’energia lo facciano in un clima politico che vedrebbe il necessario sostegno finanziario e legislativo per una o un’altra tecnologia andare e venire in dipendenza dei risultati delle elezioni. La questione energetica in Italia ha bisogno prima di tutto di un accordo che veda al primo posto il bene del paese. Se riusciamo a lavorare con coerenza verso un nuovo paradigma energetico, l’attuale crisi del petrolio e dei combustibili fossili non sarà un problema ma un opportunità per rinnovare il sistema produttivo del paese e renderlo nuovamente competitivo.