NOVA
in

Nero -

Intervallo

Non so se l'avete notato, cari e affezionati lettori, che i miei post sono andati diradandosi nell'ultimo mese fino a impantanarsi nelle ultime due settimane. Niente di piu' triste che aprire la pagina di un blog e trovarci un pezzo vetusto, e sono il primo a dolermene. 

La realtà è che sono entrato in dirittura d'arrivo con il nuovo romanzo che dovrei consegnare tra poche settimane (poi ci saranno editing, revisioni e compagnia cantante, difficilmente uscirà prima di settembre), e questo mi costringe a fare i conti con il tempo. Ma non è solo questo. 
Scrivere un romanzo significa per me parlare con voi di quello che mi accade, di quello che penso, di quello che ho nella pancia. 

Nel blog lo metto per com'è, nel romanzo lo elaboro e lo trasformo in accadimenti dei miei protagonisti. Diciamo che in questa fase mi rimane sufficiente benzina per una sola di queste due attività e sono costretto a privilegiare la seconda. Quindi per un mesetto circa  questo blog rimarrà sostanzialmente inattivo. Magari buttateci un occhio ogni tanto, perché non è detto che non ci faccia una capatina, per il resto aspettatemi, se volete, con la pazienza degli amici.
A presto
SD
Sheep
CATEGORIE: News

tags:

16/03/09

Watchmen - ovvero i problemi di traduzione da un media all'altro

Watchmen_smiley

Watchmen ha cambiato la storia del fumetto e della narrativa popolare. Il film Watchmen non cambierà la storia del cinema, nemmeno di quello di intrattenimento. Intendiamoci, il film mi è piaciuto, come può piacerti qualcosa che hai aspettato per anni, tratto da qualcosa che ami visceralmente. Ma, allo stesso tempo, mi ha deluso. Normalmente quando un film tratto da un romanzo o da un fumetto ti deludono è perché il regista o gli sceneggiatori non comprendono l'opera fino in fondo, o la stravolgono, come è stato, per esempio, per Wanted o il Batman con George Clooney. Ma nel caso di Watchmen il problema è l'opposto: è troppo fedele. Non solo le pagine del fumetto sono state utilizzate come storyboard delle scene, al punto da essere indistinguibili in alcuni casi, ma le stesse battute dei protagonisti sono identiche a quelle del fumetto. E questo non funziona. Non funziona affatto. Cinema e fumetto sono media differenti, e le battute da baloon messe in bocca a un attore in carne e ossa diventano piatte o enfatiche (c'è anche un problema di doppiaggio, a mio avviso, ma lo capirò meglio quando riuscirò a vedere il film in lingua originale). Per poter dare il meglio, un attore ha bisogno di calarsi dentro un personaggio, di renderlo suo. Questo non è possibile se non può prendersi delle libertà espressive, se non può inventare tic o modi di parlare e muoversi del suo personaggio. Se è costretto fin anche a sedersi come la sua controparte disegnata. 

E, in misura ancora maggiore, lo sceneggiatore non può davvero fare il suo lavoro se non può trasformare il percorso narrativo dell'opera originaria per salvarne lo spirito e le intenzioni. Faccio un esempio che è un mezzo spoiler. Se l'identità segreta di uno dei personaggi è quella di essere un disadattato, non necessariamente deve andare in giro con un cartello che annuncia la fine del mondo come nel fumetto, se sullo schermo diventa ridicolo. Puoi vederlo anche che dorme in un ospizio per mendicanti, se questo funziona di più. 
Veniamo poi al ritmo, che è la pecca principale del film. Il ritmo di un fumetto, nel quale giri le pagine dopo aver letto il testo scritto, o magari ti fermi per un minuto ad ammirare una splash senza parole particolarmente efficace, non può essere lo stesso di una pellicola, dove gli spettatori sono costretti a rimanere seduti guardando scorrere le immagini. Hai bisogno di altri ritmi e altre accelerazioni, a costo di comprimere e spostare. A costo di fare delle ellissi o, viceversa, di dilatare degli spazi. Per capirci, anche se il famoso protagonista disadattato nel fumetto non ha mai grandi momenti introspettivi, puoi inserire una scena nella quale lui è solo e osserva la luna, se questo ti serve a comunicare un'emozione. O si masturba in un calzino. Non a caso, il personaggio che funziona di più nel film è proprio quello del Dottor Manhattan, che è sostanzialmente un'animazione grafica, e la scena che ho amato di più è quella iniziale, sui titoli di testa, completamente inventata dal regista. E di queste invenzioni io avevo bisogno a ogni minuto del film, per rimanere affascinato e incollato allo schermo. Invece così mi sono ritrovato spettatore di una sorta di cinefumetto, senza la magia del grande cinema o del grande fumetto. 
 

tags:

12/03/09

Nucleare e Onu

Lo sapete che il nucleare è una mia fissa. Non voglio centrali nucleari non solo nel mio paese, ma nemmeno in tutto il resto del mondo. Perché sono insicure, costose e, soprattutto, orrendamente inquinanti. Orrendamente. A chi vi dice il contrario, se ne frega se le scorie che verranno prodotte per fare andare il suo tostapane finiranno sepolte in qualche terreno agricolo africano o albanese. Vi ricordate il vecchio telefilm Spazio 1999. Lì si vedeva che le scorie venivano stivate tutte sulla Luna, ed era il motivo per cui la Luna finiva fuori orbita. Non erano mica dei fessi gli sceneggiatori. Avevano  già capito che era l'unico modo per non inquinare la Terra, (anche se verosimilmente nel mondo del comandante Koenig  le bollette erano piuttosto care).

 Come al solito, gli artisti capiscono le cose prima dei politici, e pensare che dovrebbero essere loro quelli razionali.

Rl-eagle-1

Intanto qualche altro dato, sempre fornitomi dal mio caro amico, utile in caso vi invitino a Porta a Porta. Non lasciamo che siano sempre gli altri a snocciolare dati a cazzo, facciamolo un po' anche noi. Come sempre, i dati riportati sono stati trovati dal mio amico su Internet, e quindi li considero di pubblico dominio.

 (Fonte: sintesi Human Development Report 2007/2008)

Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) ha pubblicato il suo rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008.

Il Rapporto ribadisce la gravità dei fenomeni di cambiamento climatico, pone in primo piano il ruolo del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, mentre mette in un angolino l'energia nucleare, spiegando che é improbabile possa avere un ruolo prominente e la sua quota di mercato potrebbe restringersi.

Il Rapporto stima che oggi l'energia nucleare copre circa il 17% del fabbisogno mondiale e spiega come nel 2006 abbia visto la luce in tutto il mondo un unico nuovo reattore (in Giappone), mentre sei impianti sono stati chiusi. Per mantenere il contributo del nucleare all'attuale 17% sarebbero necessari, da oggi al 2017, otto nuovi reattori nucleari ogni anno solo per compensare gli impianti dismessi.

Tra i grandi Paesi industrializzati, solo Francia e Canada, hanno programmato la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia nucleare e paiono destinati ad accrescere il loro ricorso all'atomo.

Per contro, Svezia e Germania hanno pianificato l'abbandono del nucleare, mentre negli Stati Uniti nessuna nuova centrale è stata messa in costruzione da ormai 30 anni.

L'UNDP osserva come gli altissimi costi iniziali di un nuovo impianto nucleare (2.5-3.5 miliardi di dollari, senza considerare lo smaltimento dei rifiuti) rendano improbabile che singoli privati si lancino in nuovi progetti senza un sostanzioso supporto, anche finanziario, da parte dello Stato, e prevede pertanto che la quota di mercato del nucleare sia destinata a restare stabile o a ridursi, ma non a crescere.

 

CATEGORIE: Ambiente, Prima pagina

tags: ,

09/03/09

Malcontento

Sto scrivendo all'ombra, di fronte a una piscina che termina con alcune palme che terminano sul mare. Il posto si chiama Mahe' (Seychelles), e ci sono trenta e rotti gradi. Allora, perché sono così di malumore?

Prima risposta.  Il mio viaggio fa parte di un programma di scambio culturale tra la Mondadori e T club. Mondadori organizza una specie di biblioteca in ogni struttura, e manda degli scrittori a parlare con gli ospiti.  'Sto giro, è toccato a me di fare lo scrittore itinerante. Il mio ruolo è quello di sedere a un tavolino nella sala all'ora del te, e fare un paio di presentazioni serali. Poco, direte voi, per avere una settimana gratis per due persone. Dipende. Perche' chi è venuto qua ha molti interessi (nuoto, snorkeling, abbronzing) ma i miei libri non rientrano tra questi. Mi hanno trovato nel pacchetto, ma se avessero potuto scegliere tra me e quindici minuti di massaggio gratis all'olio di cocco, anche dieci minuti, avrebbero scelto quest'ultimo. Quindi mi sento un po' come the Wrestler quando stava nella sala dei reduci in attesa che qualcuno pagasse otto dollari per una foto autografata (come, non avete visto il film? Ma siete matti? Uscite subito adesso e andate a vederlo!).
Seconda risposta: sono qui nel lusso (anche se non lo pago, lusso rimane: la mia stanza ha persino la jacuzzi sul balcone), mentre il resto del mondo sta andando a puttane. Non mi sembra giusto. 
Terza risposta: non sono fatto per le vacanze. Devo stare a casa mia, nel mio studio puzzolente di sigarette e immaginarlo il resto del mondo, non vederlo. E quello che mi interessa vedere è più sporco, più duro e più volgare  di questo: quello vero.
CATEGORIE: Creatività

tags: , ,

04/03/09

Station to station

Con la Stazione Centrale di Milano ho un rapporto carnale che dura da parecchio. Quando sono arrivato a Milano, a diciotto anni, è stata la mia prima casa. Ci dormivo e mi riparavo dal freddo nei vagoni sui binari in deposito. Erano quelli vecchi, con l’apertura a leva, e d’inverno era meraviglioso quando il riscaldamento veniva acceso un’ora prima che il treno partisse, e l’aria rovente che saliva dalle griglie sotto i sedili in finta pelle mi scaldava le ossa. Ma quando non ero abbastanza sbronzo  per addormentarmi, vagavo lungo i marciapiedi di servizio malamente illuminati dalle fotoelettriche, e spiavo attraverso i vetri anneriti dallo smog degli edifici semidistrutti che sorgono tra i binari oltre la fine della cupola. Dentro vedevo quadri elettrici e macchinari che sembravano relitti di un’altra epoca, coperti da polvere di ferro e ruggine. Non ho mai capito se fossero ormai abbandonati, oppure venissero utilizzati talmente di rado da sembrarlo. Come non ho mai capito che cosa significasse la scritta Squadra Rialzo Milano Centrale, dipinta a lettere gigantesche su uno dei muri, o dove realmente portasse la scaletta con la scritta Circolo Ufficiali. Sapevo solo che puntava verso il basso, il sotto, il mondo misterioso che si apriva tra la  strada e i binari, nelle viscere della Stazione. Avrei sempre voluto visitarlo, e ancora di più quando un compagno di vagone mi aveva raccontato di aver lavorato in uno degli stanzoni nascosti, scaricando pesce congelato dai vagoni frigorifero e gettandolo in una sorta di enorme pentolone e liberato dal ghiaccio per essere venduto come fresco. Descriveva i sotterranei come un labirinto solo parzialmente utilizzato dalla ferrovia o dagli spedizionieri e punteggiate di aree dimenticate  forse popolate a mutanti albini.

Dopo la mia fase homeless, che è durata per fortuna solo un paio di anni (homeless volontario, tengo a precisare. Avevo una casa a Cremona, solo che non ci volevo stare), la Stazione Centrale è rimasta fondamentale ancora per un po’ nell’economia delle mia vita, perché la usavo come beauty farm, l’unica che potessi permettermi vivendo in un centro sociale senza riscaldamento e acqua corrente. Per la doccia e il resto usavo il diurno nel mezzanino della metropolitana, dove per due lire mi tagliavano anche i capelli e mi davano uno shampo che puzzava di catrame.  

Poi è diventata il mio luogo di transito per eccellenza. Non avendo la patente mi sposto preferibilmente in treno e ne ho presi migliaia da lì. Ricordo quando invertirono la numerazione dei binari per accordarli al nuovo sistema computerizzato, il binario 23 da cui prendevo il treno per Cremona si trasformò nel 2. Quando sostituirono i tabelloni a numeri rotanti degli orari con quelli digitali. Quando misero i tornelli anti tossici. Quando Celentano la bloccò tutta per girare quella cazzata di Joan Lui.

Ma in una cosa non è mai cambiata, la mia stazione preferita. E’ scomoda. Non è accogliente. E’ gelida. E hanno tolto anche il  museo delle cere al secondo piano e  l’esposizione di gemme. 

Oggi ho perso un treno e l’ho girata per un’oretta e ho esaminato la ristrutturazione in corso. Nonostante i cartelli annuncino nuovi spazi a disposizione dei viaggiatori, ho trovato solamente chilometri di scale mobili che portavano ad altre scale mobili, che a loro volta terminavano in angoli ciechi dove gli operai lucidavano i pavimenti con lo Zamboni. Ci sono un paio di minimarket squallidi, una rivendita di cioccolatini che è un po’ meglio, due negozi di telefonini e una farmacia. I bar sono bugigattoli orridi con personale diciamo poco motivato e prodotti di bassa qualità, senza tavolini.  Sono perciò curioso di vedere cosa accadrà alla fine dei lavori, quando le impalcature verranno tolte.  Perché sarà anche vero che i clienti delle Ferrovie non sono viaggiatori d’élite, ma hanno sofferto abbastanza perché gli si dia loro qualche comodità in più. Per esempio una sala d’aspetto che non sembri l’anticamera di un obitorio e un posto dove mangiare qualcosa che non sia un panino sottovuoto.  Magari anche, lo so che chiedo troppo, comodamente seduti.

 

CATEGORIE: Prima pagina

tags: ,

03/03/09

Il nucleare? Non è conveniente

Un mio caro amico mi ha girato una serie di interessanti documenti presi dalla rete (e spero perciò esenti da copyright, nel caso avvisatemi che lo tolgo) sulla questione nucleare. Questo, in specifico, è il più lunghetto, e mi rendo conto che a leggerlo tutto magari vi fate due marroni così. Pero' è importante, perché è uno studio fatto da ricercatori indipendenti, che dimostra come il nucleare non sia sbagliato per motivi ambientali (cosa che comunque io credo), ma per motivi economici. Se vi invitano a Porta a Porta a discutere sull'argomento, sarete preparati :-)



Pubblico per prime le conclusioni. Poi, se volete tutto il file, ve lo metto come scaricabile.
Scarica Il documento di ASPO Italia 

ENERGIA NUCLEARE: UNA SOLUZIONE?

La valutazione di ASPO-Italia

 

ASPO-Italia è la sezione italiana dell’associazione internazionale ASPO (Associazione per lo studio del picco del petrolio). I membri di ASPO-Italia sono ricercatori e esperti indipendenti che si occupano di energia, materie prime e ambiente.

 

Aprile 2008

6.Conclusione.

Non c’è dubbio che nei prossimi anni vedremo un tentativo di riprendere lo sviluppo dell’energia nucleare, che era in stasi dagli anni 1980. Quanto questo tentativo avrà successo, è difficile dire. Certamente, come abbiamo visto, l’energia nucleare ha alcuni punti a favore che non si possono trascurare: indipendenza dalle fonti fossili, affidabilità, record provato e altri. D’altra parte, abbiamo anche visto che ci sono dei problemi molto seri con la tecnologia attuale che rendono difficile pensare a un rapido incremento della produzione di energia nucleare nel prossimo futuro.

 

Possiamo riassumere le criticità principali dell’energia nucleare qui di seguito in forma compatta.

1. Il costo reale dell’energia nucleare è complessivamente dello stesso ordine di grandezza di quello di altre fonti di energia in uso attualmente, sicuramente non più basso in modo significativo.

2. La resa energetica delle centrali nucleari (EROEI) è accettabile ma non superiore a quella delle energie rinnovabili attualmente sul mercato.

3. La disponibilità di sufficienti risorse di uranio minerale è una delle incognite principali per il futuro della tecnologia nucleare attuale.

4. I problemi delle scorie radioattive e della sicurezza, seppure in taluni casi sopravvalutati o strumentalizzati, sono tuttora non completamente risolti e certamente non trascurabili. Inoltre, la sicurezza militare delle centrali è un problema spesso sottovalutato.

5. La mancanza di flessibilità di produzione da parte degli impianti nucleari non consente al momento attuale di utilizzarli per sostituire completamente i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica.

6. I tempi necessari per la costruzione di nuove centrali sono troppo lunghi per avere un impatto sulla crisi in corso. Inoltre le centrali non risolvono in tempi brevi i problemi di trasporto e di riscaldamento degli edifici.

 

Per l’ottimista, nessuno di questi problemi è cruciale e li si possono risolvere con l’applicazione di appropriate tecnologie. All’estremo opposto, c’è chi giudica questi problemi talmente gravi da condannare senza appello la tecnologia nucleare non solo in termini di sviluppi futuri, ma anche al punto da auspicare la chiusura degli impianti esistenti.

La persona prudente (o meglio, realista) farà bene a evitare entrambi gli estremi. Sarebbe una follia rinunciare oggi all’energia nucleare prodotta dagli impianti esistenti in Europa (e che l’Italia importa), ma sarebbe lo stesso una follia puntare tutto sull’energia nucleare, rinunciando a priori all’alternativa rinnovabile.

Soprattutto, sarà prudente tener conto che il territorio dell’Unione Europea non dispone di risorse uranifere minerali significative e che, pertanto, sostituire i fossili con l’uranio potrebbe significare soltanto cambiare la nostra dipendenza dall’importazione dall’estero di un tipo di risorsa limitata e in via di esaurimento (i combustibili fossili) con un’altra risorsa altrettanto limitata e in via di esaurimento (l’uranio).

Al momento, dovrebbe essere chiaro che nessuna tecnologia esistente o ragionevolmente sviluppabile in tempi brevi può sostituire i petrolio agli stessi bassi costi e con le stesse caratteristiche di versatilità che hanno reso possibile l’attuale sistema economico e industriale. In altre parole, non è pensabile che il declino del petrolio e dei fossili si possa compensare automaticamente solo con incrementi produttivi da parte di altre fonti; meno che mai con la fissione nucleare. Sarà dunque necessario anche un contenimento dei consumi che potrà risultare sia da una migliore efficienza nell’uso dell’energia sia da una contrazione di certe attività economiche particolarmente voraci nell’uso di energia.

 

In questa prospettiva, un paese come l’Italia potrà trovare la sua migliore vocazione impegnandosi principalmente sull’efficienza energetica e fonti rinnovabili, queste ultime disponibili in abbondanza in forma di energia solare, diretta e indiretta. L’energia rinnovabile è oggi una serie di tecnologie che hanno raggiunto la maturità tecnica sul piano dell’affidabilità e che si stanno sviluppando con rapidità impressionante. Rimane davanti a noi il grande impegno, finanziario e tecnico, di diffondere l’energia rinnovabile sul territorio adattando l’attuale rete elettrica a riceverla.

Questo impegno è, tuttavia, non solo un peso ma anche un’opportunità di creare una nuova industria, nuovi posti di lavoro e nuove competenze.

Comunque la si voglia vedere, il problema energetico ci accompagnerà per decenni nel futuro e lo si può risolvere solo con investimenti a lungo termine. Ma è impensabile che gli operatori preposti a investire sull’energia lo facciano in un clima politico che vedrebbe il necessario sostegno finanziario e legislativo per una o un’altra tecnologia andare e venire in dipendenza dei risultati delle elezioni. La questione energetica in Italia ha bisogno prima di tutto di un accordo che veda al primo posto il bene del paese. Se riusciamo a lavorare con coerenza verso un nuovo paradigma energetico, l’attuale crisi del petrolio e dei combustibili fossili non sarà un problema ma un opportunità per rinnovare il sistema produttivo del paese e renderlo nuovamente competitivo.

 

CATEGORIE: Ambiente, Prima pagina

tags: , ,

27/02/09

Philip José Farmer

Un vecchio di nome Wolff sta visitando una casa da acquistare quando sente una strana musica provenire da una delle stanze. Allontanandosi dalla moglie petulante e dall'immobiliarista, Wolfe scopre un uomo seminudo, che sta suonando un corno d’argento al centro di un cerchio luminoso. L’uomo lancia il corno a Wolff e gli chiede di custodirlo, poi scompare. E’ stato un incubo, un allucinazione?, si chiede Wolff. Ma desidera ardentemente andare dove quest’uomo è sparito, un mondo fatato di cui ha visto solo lo scorcio. E lo farà quella stessa notte, suonando il corno che altri non è che uno strumento raffinatissimo per aprire porte che danno su altri universi.

E’ questo l’inizio, straordinario, del primo volume della saga Fabbricanti di Universi scritti da P. J. Farmer, che riporto a memoria probabilmente con molte imprecisioni. Lo lessi per la prima volta credo a dodici anni e me ne innamorai perdutamente per le idee radicali che proponeva. Gli universi erano qualcosa di artificiale, costruiti da esseri superevoluti, compreso quello in cui ci troviamo. Ogni Fabbricante, o Signore, gestisce il proprio universo come un giocattolo, costruendolo in base alle proprie passioni. Wolff finirà in un mondo popolato da esseri mitologici e mostri, tornerà giovane, scoprirà di essere praticamente immortale. E si sposterà da un universo all’altro, combattendo contro altri immortali, che passano l’eternità a cercare il modo di uccidersi a vicenda.

Ma questa è solo uno dei capolavori che Farmer scriverà a partire dagli anni Cinquanta. Considerato un eretico e un pornografo, perché nei suoi romanzi si parla di sesso e il sesso si pratica pure (argomento considerato tabù nella S.F. dell’epoca), si distinguerà sempre per le sue visioni colossali. Come nell’altro suo ciclo famosissimo, quello di Riverworld, il Mondo del fiume, dove l’umanità si ritrova dopo la fine del mondo. Un pianeta gigantesco, popolato da miliardi di esseri umani provenienti da tutte le epoche, che cercano di sopravvivere, combattono e si alleano alla ricerca di un senso alla loro esistenza di “resuscitati”. Gli eroi di questa saga sono molti, ma tra loro spiccano Richard Francis Burton (l’avventuriero che cercò le sorgenti del Nilo), Cyrano e Mark Twain.  

Farmer lo amavo perché aveva in dosi massicce quello che veniva chiamato il Sense of Wonder, il senso del meraviglioso, che riusciva a trasmettere dalle sue pagine. Perché mescolava escapismo e tecnologia, perché raccontava mondi esilaranti e terribili che si facevano beffe degli aspetti più retrivi del nostro mondo, perché distruggeva i tabù e prendeva sul serio le icone del pulp che io amavo, come Doc Savage e Tarzan, di cui scrisse biografie non autorizzate (e, nel caso del re delle scimmie, anche piuttosto erotica), perché mescolava cultura classica e undergound. Pubblicò anche un romanzo sotto il nome di Kilgore Trout, che era a sua volta un personaggio fittizio, uno scrittore pulp creato da Kurt Vonnegut, che si incazzò mica poco. Venere sulla conchiglia, si intitola, e l’invenzione più straordinaria di tutto il romanzo è la sorgente di energia delle astronavi che vengono utilizzate: l’energia di stelle viventi di un altro universo, che vengono torturate e uccise nel processo. Tanto che l’eroe del romanzo si troverà sperduto su un pianeta lontano, impossibilitato a ripartire per l’estinzione causa genocidio della fonte di energia del suo motore.

Non so nulla dei suoi ultimi anni, credo avesse smesso di scrivere da parecchio. Ma se esiste un aldilà, spero che assomigli a uno di quelli descritti da lui. Dove ci si diverte, si combatte contro i cattivi e si fa l’amore di continuo. E ogni nuovo giorno ci porta una nuova meraviglia.

Ciao Phil. Grazie per avermi aperto la mente.

U693.jpg

tags:

26/02/09

E' morto il Fabbricante di Universi

 

Philip José Farmer passed away peacefully in his sleep this morning.

He will be missed greatly by his wife Bette, his children, 
grandchildren, great-grandchildren, friends and countless fans around 
the world.

January 26, 1918 - February 25, 2009. R.I.P.

We love you Phil.

(dal sito www.pjfarmer.com)

Fabbricantiuniversi


(Solo un annuncio, per ora. Ma ve ne parlerò più diffusamente a breve. Un romanziere che ha formato la mia immaginazione come nessun altro). 

CATEGORIE: Prima pagina

tags:

25/02/09

Nucleare? No grazie.

Xx33.jpg

Ne abbiamo parlato QUI

CATEGORIE: Foto home page

tags:

24/02/09

24 Febbraio

Nell'ultimo mese ho saltellato tra Roma e Milano in modo talmente esagerato che le ferrovie di stato vogliono assumermi come controllore. Colpa del fatto che io vivo a Milano mentre tutti i produttori con i quali ho a che fare hanno gli uffici a Roma. E quindi, anche se le sceneggiature le "cucino" per lo più nel mio studio a casa (di solito non le scrivo, sono quello che in termine tecnico si chiama editor) mi tocca scendere per riunirmi o con i committenti o con gli sceneggiatori che lavorano con me. La migliore definizione che posso dare di quel mondo è che è frenetico. Se scrivere un libro è per lo più un lavoro solitario, scrivere un film o una serie significa trovare una mediazione tra più esigenze: quelle dei produttori, dei responsabili della rete o della distribuzione, quelle dei registi, quelle degli attori. Che di solito non la pensano mai allo stesso modo e si lanciano maledizioni reciproche usando l'editor come campo di battaglia. E' come se la sceneggiatura fosse un paio di calzoni dentro i quali tutti vogliono stare comodi. Solo che uno è alto due metri, uno alto venti centimetri, uno l'uomo cannone  e uno l'uomo grissino, e quindi il povero sarto è costretto a continui aggiustamenti. Qualche volta gli aggiustamenti funzionano, e miracolosamente il paio di pantaloni calza bene addosso a tutti questi mostri, altre volte sembra di aver cucito le braghe di arlecchino e 'sti cazzi. Per fortuna che penso sia mestiere e non arte, altrimenti mi deprimerei. Devo dire, però, che ultimamente rientro a Milano frastornato, con la voglia di mandare tutti a cagare. Sto così bene a scrivere nella mia casetta e il pane non mi manca. Perché mi sono voluto ficcare in questo bordello?  

Tra le cose che ho scritto per la tv qualcosa si è già girato. Ho visto la prima puntata di una serie in cui c''è anche il mio nome e che ho trovato, non per merito mio, una spanna sopra i prodotti simili della tv italiana,  e un film televisivo tratto da un mio romanzo che invece mi è sembrato una vera schifezza. Speriamo che lo rimettano a posto, altrimenti vi avviserò di non guardarlo quando lo manderanno in onda. Ricordatevi che se in un film c'e' la scritta "Liberamente ispirato a" un romanzo di qualcuno, significa che il qualcuno non era poi tanto d'accordo sul risultato finale.
 
Fuori dalla celluloide, posto che si usi ancora, ho seguito i "miei" autori nei loro romanzi. Di Wunderkind vi ho già parlato, e girando per le librerie ho scoperto con orrore che molti solerti commessi lo hanno piazzato tra i libri per bambini... Bambini! Se un bambino per caso lo prendesse in mano gli verrebbe un colpo, tra sventramenti e necromanzia sanguinaria. Non che sia un horror peso, ma insomma, diciamo che la sua lettura è dai 14 in su. Persino il sito on line di Feltrinelli lo consiglia per ragazzi dagli undici anni... Va bé, forse i ragazzi sono cambiati dai miei tempi... O sono cambiati i librai.
Altro libro di cui sto curando la pubblicazione è il nuovo di Licia Troisi, il secondo della Ragazza Drago, questo sì per ragazzi più giovani. Sono molto soddisfatto del risultato, ma Licia non mi delude mai.

In ultimo, ma con costanza, sto scrivendo il mio romanzo. Il mio è editor, Francesco, è soddisfatto di quello che ha letto. E questo mi fa stare bene. Perché è un libro difficile. E' sempre il Gorilla, ma un Gorilla più vecchio e meno cazzone di quando l'abbiamo lasciato. E' cresciuto, si è sposato, ed è un po' piu' cinico di prima. E anche il Socio ha subito qualche mutamento... Vedremo.
Anzi, vedrete.
CATEGORIE: cultura, Libri, Media, News

tags: , ,

RICERCA NEL BLOG