La grande centrifuga: Marchette

Nella mia carriera di imbrattacarte ho scritto praticamente di tutto e dappertutto per i soldi. Racconti per agende scolastiche e riviste dolciarie, test psicologici, comunicati stampa per studi di design, recensioni di programmi televisivi che non avevo mai visto, ricette di cucina sotto falso nome, interviste a personaggi dello spettacolo e della moda, reportage da fiere del giocattolo e dell’acqua minerale, quarte di copertina di romanzi rosa. Anche il soggetto di un film hard core in un periodo in cui mi girava particolarmente male (inutile che cerchiate il mio nome tra i titoli della vostra collezione casalinga: non fui accreditato). Sono quelle che io chiamo “marchette”.
A distinguere le marchette da altre cose che scrivo non è la qualità, ci sono violenti alti e bassi anche nella mia produzione normale, o un contenuto triviale (idem), ma il fatto di averle prodotte esclusivamente per motivi alimentari, anche laddove il risultato finale non mi fa vergognare. Con una marchetta la domanda che fai per prima è “Quanto”, e la risposta ti deve soddisfare, altrimenti non se parla.
Dall’esterno, per un lettore, non è semplicissimo riconoscere una marchetta. Per esempio, quando accetti di partecipare a un’antologia, come Crimini, accetti dei limiti di lunghezza, accetti un tema scelto dal curatore, senza per questo fare del tuo racconto una marchetta. E non è necessariamente una marchetta scrivere qualcosa di diverso da un romanzo o un racconto vero e proprio, come le sceneggiature che ho fatto per Diabolik, per il cinema o la televisione. Se ci metti dentro qualcosa che non sia solo puro mestiere, se impari qualcosa facendolo, non è una marchetta. E’ il tuo lavoro, posto che non consideri la scrittura una religione da preservare infilandola in una torre d’avorio. (Ma anche i più puzzoni tra gli scrittori smarchettano, anche se fingono di no).
Viceversa, anche un romanzo può essere una marchetta, anche se pubblicato per una casa editrice seria. Il romanzo che scrissi per la Disney
fu sicuramente una marchetta, perché i limiti che mi furono imposti dal curatore furono tali e tanti che mi scappò la voglia prima ancora di digitare Capitolo Uno. E lo fu anche la serie di articoli che scrissi per una nota rivista femminile qualche anno addietro, perché scrivevo di cose che mi interessavano zero, con uno stile che mi interessava zero. Una volta feci anche un reportage su una crema del sesso, che dovetti provare con la mia di allora fidanzata. Fu divertente, ma decisamente il punto più basso della mia carriera. O forse lo fu il racconto sulla lingerie che scrissi per Panorama...
(fine prima parte: segue)
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mmm per curiosità: come si entra nel giro dei soggetti porno?
Scritto da: Pornografo Impenitente | 22/09/07 at 16:48
@pornografo
Non ne ho idea, e non e' un mondo che mi piaccia particolarmente. Io feci il lavoro per un'amica che invece era introdotta nell'ambiente, ma non so come ci sia riuscita. Per altro, non per deluderti, ma il soggetto non comprende le parti porno, solo quelle di "recitato" normale. Il porno lo aggiunge il regista.
Scritto da: Sandrone Dazieri | 22/09/07 at 16:53
"Reportage su una crema del sesso, che *dovetti* provare"? Sono sicuro che per scrivere il pezzo avresti potuto astenerti (il verbo mi sembra d'uopo) dal provare, sarebbe bastato attingere ad un copioso immaginario. No, in quel caso ci fu di più dello scrupolo professionale. Quindi rassegnati: magari fu "il punto più basso" della tua carriera, ma non una marchetta :-)
Scritto da: GianMi | 22/09/07 at 19:30
Dico, il commento di GianMi è stupendamente urticante.
Piuttosto, come hai fatto a scrivere del "recitato normale" per del porno? Voglio dire, l'avrai fatto facilmente, ma l'hanno passato davvero?
La cosa più normale, da tristemente poco pratico, è quando aprono o chiudono le porte, per dire.
Inutile sottolineare che se l'amica vuole qualche collaborazione e tu sei stufo, qua si fa la fila.
Annamo co'sto Gorilla, che ci manca:)
(odioso fan-style...)
Scritto da: lzd | 22/09/07 at 22:48
Qui abbiamo un esempio di quanto "tiri" l'argomento sesso su internet.
Ovviamente anche per me, che sono disposto a confessarlo, dopo aver letto l'articolo la principale domanda è. "Ma la crema funzionava?" :D
Scritto da: Valberici | 23/09/07 at 01:59
Hei Sandro, visto che adesso il grano ti gira di più che a me se ti va' passami pure qualche marchetta che mi esercito e rimpolpo la saccoccia.
Scherzo!!
Mi fa piacere la tua schiettezza.
Eppoi il pane sppur duro è sempre pane.
Un abbraccio.
A.
Scritto da: Andrea | 23/09/07 at 09:18
In effetti dovrei mettere la parola "sex" in tutti i tag e aumenterei di certo la frequentazione del mio blog. Non so, però, se di quelli che vorrei lo frequentassero. Non che abbia niente contro la masturbazione via internet, la fanno tutti i maschietti, più o meno.
@A.
Non sputo nel piatto dove mangio, semplicemente tolgo il tovagliolo che lo copre per farvelo vedere. Mi piace scrivere, e mi piace che il mio reddito dipenda da quello che scrivo (o, piu' in generale, dai miei lavori inerenti alla scrittura). E, ripeto, non tutti i lavori che non sono scrivere i miei romanzi sono marchette. E qualche volta anche le marchette sono divertenti.
@Valberici
Non so se la crema funzionava. come scrissi nell'articolo, poteva essere un perfetto anticoncezionale. La metti e ti passa la voglia. E adesso basta parlare di sesso! Ci sono altre cento righe nel post! :-)
Scritto da: Sandrone Dazieri | 23/09/07 at 12:29
Ciao Sandrone,
ammiro molto il tuo lavoro, ma questo post proprio non lo capisco.
Io faccio la copy di professione, e secondo il tuo giudizio, tutta la mia vita lavorativa è una marchetta... ovvio che piacerebbe anche a me scrivere solo di cose che mi piacciono e soprattutto nel modo che preferisco, ma anche scrivere di cose a me completamente estranee, con lo stile che vuole e piace al cliente, è una soddisfazione.
Il mio lavoro è comunicare ciò che il cliente vuole dire nel modo migliore e più efficace.
Non mi sembra una marchetta questa...
Ho scritto di finanza, di superalcolici, di beneficenza, di informatica e di cosmetica... questo mi dà il pane quotidiano. poi è ovvio che se potessi scrivere racconti horror tutto il giorno allora la mia vita lavorativa sarebbe perfetta!
ciao ciao
Scritto da: miisaatii | 24/09/07 at 11:29
Ciao Sandrone, anche a me piace che il mio reddito dipenda da quello che scrivo, quindi meno male che mio padre è in pensione e ci pensa lui a fare la spesa....
E' di nuovo una battuta, bruttina, ma una battuta.
Un saluto.
Scritto da: Andrea | 25/09/07 at 07:52