Invettive
Sono tornato dal Noir in festival depresso come un nudista al Polo:
l’ennesima passerella di autori trattati un tanto al chilo (salvo le superstar straniere, talvolta) l’ennesima raffica di incontri dove i contenuti passano senza lasciare traccia: si discuta di La Squadra o di Ecomafia, tutto finisce nello stesso calderone. Avanti un altro e grazie al nostro sponsor.
E tutti quei discorsi, sempre uguali, sul noir che è il nuovo romanzo sociale, che il noir racconta la realtà, la indaga, la denuncia ecc. Che pena. Che palle. Sono dieci anni che lo diciamo, quindici. E poi che è successo? Dove siamo andati? Che cosa abbiamo fatto?
Qualche buon libro di sicuro, qualche buon film, qualche blog interessante. Ma a fronte di una tonnellata di minchiate, orribili fiction, comparsate patetiche, filmacci. Trovateci l’indagine sociale lì dentro. Trovateci una realtà più approfondita di quella di Cento Vetrine o Un posto al sole.
In compenso, non farete fatica a trovare uno scrittore di noir a qualsiasi manifestazione per il vino buono, il tartufo, la mortadella, pronto a ritirare il premio Pennino d’oro o Linguino di platino, a duettare con cantanti e veline, a dare il calcio di inizio della partita Scapoli Ammogliati, tanto tutto fa brodo.
Io scendo qui, scusatemi.
Dichiaro che, per qualche che mi riguarda, il 2008 sarà l’anno defestivalizzato, deconvegnato, depasserellizzato, e invito i miei colleghi a fare altrettanto. Tutti a casa a scrivere, che magari qualcosa di buono potrebbe anche venir fuori.
Anche senza gettone di presenza.
A questo proposito, ci terrei a riproporvi quanto ho scritto l’estate scorsa.
Il noir italiano che nasce all'inizio degli anni Novanta si è autoassegnato il compito di decifrare il presente attraverso la chiave della detection. Si è detto sempre ma giova ripeterlo: mentre la letteratura “alta” si occupava di morte stagioni e rovelli ombelicali, amori perduti e ritrovati, il noir, considerato sottogenere e spazzatura, indagava il mondo prendendolo dal suo lato oscuro, dal mistero, dal non detto e dal non rivelato. L'apparizione di quello che possiamo chiamare "nuovo giallo" provocò un terremoto nell'industria culturale e, persino collane paludate di paludatissime case editrici, che fino ad allora mai e poi mai avrebbero accettato tra le loro fila pugnali e pistole (se non puntate al cuore dell'alter ego poetico dell'autore, nell'attimo fatale prima dell'insano gesto) cominciarono a riempirsi di omicidi, attentati, unobianche e stupri di gruppo. Le vendite s'impennarono, le classifiche videro la caduta del primato anglosassone, i diritti di romanzi italiani cominciarono a essere ceduti in massa per la traduzione estera. Chiariamoci. Gli straordinari risultati commerciali non si ebbero perché i noiristi scrivevano capolavori immortali o per l'abilità di marketing delle major, ma perché la nuova corrente letteraria rispondeva a un bisogno diffuso di senso. I noiristi mettevano i piedi nel piatto, alludevano, denunciavano, prendevano posizione, davano nutrimento e argomenti a un pubblico orfano del giornalismo d'inchiesta e degli intellettuali engagè. Tutto bene? Fin qui sì, ma dopo dieci anni, mentre il noir sta diventando il genere principe dell'intrattenimento, perdendo in parte la sua carica eversiva, un nuovo salutare terremoto si profila all'orizzonte. A dare la prima scossa è stato il libro di Roberto Saviano Gomorra, un'opera eccezionale sul mondo della camorra, definita "il sistema", paradigma di un'impresa globalizzata e totalizzante, più di qualsiasi corporation fino a ora presa in esame. In Gomorra, gli ingredienti che hanno fatto del noir il contemporaneo "romanzo sociale" sono ribaltati: non più elementi di realtà nella fiction, ma elementi di fiction nella realtà e lo scrittore, fino ad allora occhio privato e analista, ora è parte del mondo rappresentato, ne è corpo e sangue . E' un salto quantico rispetto al giallo, la prefigurazione di un nuovo codice, più attuale ed efficace, innovativo e necessario per la comprensione del presente. E costringe tutti gli scrittori, noiristi e non, a mettersi in discussione per non ritrovarsi a fare la fine dei mutandoni delle Gemelle Kessler quando arrivò l'ombelico scoperto di Raffaella Carrà.
| > CONDIVIDI |
|
||||||||||||||||||||||||||














Mi viene da applaudire, non so perché.
Lo faccio, tanto sono a casa da sola.
Scritto da: Giulia | 10/12/07 at 18:07
magari, libero da festival e convegni, è la volta buona che vieni a vedere un po' di pugilato...
Scritto da: anna | 10/12/07 at 18:36
Certo che anche le mutande delle Kessler avrebbero ancora il loro perché.
Feticista? Retò? Non so.
Semplicemente fatico a sentire mia questa requisitoria. Che infatti è tua, visto che sei il padrone di casa. Uso sentire nel senso intimo del termine. Molto probabilmente perché mi sono affacciato da poco al panorama noir e soprattutto perché difetto di esperienza in materia di festival e eventi in genere.
Credo però che la differenza sostanziale fra il noir che fu rivoluzionario e quello di adesso che è canonico si possa trovare nell'abilità e nella capacità di rottura che avevano gli allora giovani autori e che forse ora hanno perso. Il panorama poi è sicuramente sovraffollato, e questo non aiuta anche se da un lato molti più scrittori hanno la possibilità di far sentire la propria voce. C'è chi dice cretinate, ma c'è anche chi si destreggia e trova qualcosa di nuovo sfruttando un "vecchio" mezzo come il noir.
Condivido la tua analisi sull'opera di Saviano, ma per produrre qualcosa del genere, bisogna essere sopra la media e purtroppo o per fortuna non tutti lo siamo.
Credo che il noir in questo periodo per ritrovare la vecchia verve rivoluzionaria dovrebbe cercare di essere meno ecclatante per certi versi (ammazzamenti fantasmagorici e supercomplotti megagalattici) e più rude per certi altri. Trattare insomma di cose più terra a terra dell'omicidio, che per vizio mediatico ormai è più sdoganato di un paio di tette giganti.
Ora la botta di qualunquismo porterebbe a riflessioni pallosissime su quanto ci samo persi dietro o davanti ai dibattiti spazzatura con il mostro in primo piano che vanno in onda dalla mattina alle 6 alla sera a mezza notte, ma non è il caso, perchè di quello abbiamo già parlato abbastanza.
Detto questo ti ringrazio per gli spunti che fornisci quasi quotidianamente dal tuo blog, e anche per l'ospitalità che dai a chi un blog non lo ha, ma sente lo stesso il bisogno di dire la sua.
Grande Sandrone, massimo rispetto!
Andrea.
Scritto da: Andrea | 10/12/07 at 18:40
Ullallà... Commento coraggioso, il tuo...
Ancora nessuno ti ha dato addosso?
Strano...
Beh, io ti cito, vediamo che succede...
Saluti affettuosi,
A.
P.S. E tirati su, ché i nudisti al Polo non stanno un granché bene :)
Scritto da: AngoloNero | 10/12/07 at 19:29
@Angolonero
Perche' dovrebbero darmi addosso? Parlo di me e della mia famiglia. Ne ho il diritto.
Scritto da: | 10/12/07 at 22:11
Acqua calda, caro Sandrone.
Quando lo scrivevo cinque anni fa, che il noir italiano non stava lasciando niente, non mi stavate neppure a sentire, troppo intenti a festeggiare il successo di turno.
I lettori si accontentano di poco, gli editori non sentono altra esigenza che darglielo, gli assessori e la compagnia bella ci costruiscono su pezzi di carriera. Poi tutto crolla e si ricomincia daccapo: è la legge dell'intrattenimento. Che tutto questo abbia poco o nulla a che vedere con la letteratura, è una cosa che sfugge ai più.
Peccato che proprio tu abbia inaugurato quella insensata passerella di libretti eco/qualcosa. Compitini per lavarsi la coscienza, ai lettori piaceranno perché così se la lavano anche loro, a un prezzo tutto sommato accettabile. Manchette li avrebbe mandati a quel paese. Il compito di uno scrittore, se proprio gliene vogliamo dare uno, non è fare del bene: è fare male.
Stammi bene, Gorilla.
Scritto da: LB | 10/12/07 at 23:11
@LB
Ciao, sono quello di due post sopra.
Non credo che il noir italiano non stia lasciando niente, credo forse che il pubblico italiano non ne stia cogliendo l'essenza primaria e di conseguenza anche il mercato che , ahi noi è tiranno, segua a ruota.
Un buon libro, e ne sono stati scritti, non sempre vende quanto uno pessimo ma nelle statistiche che sono quelle che fanno la storia rimane chi vende e non chi ha contenuti.
Un po' come nel calcio, giochi bene per ottantanove minuti ma non fai gol, quelli tirano una volta e centrano la porta e chi si è sbattuto per tutta la partita ha perso.
Siamo noi che dall'interno dovremmo piuttosto capire che ha valore e promuoverlo, invece di orticellare ognuno nel proprio giardinetto.
Una sorta di consulta dei noiristi italiani!!
Ciao.
Scritto da: Andrea | 11/12/07 at 07:43
Dazieri scrive una cosa che mi sembra illuminante: «I noiristi mettevano i piedi nel piatto, alludevano, denunciavano, prendevano posizione, davano nutrimento e argomenti a un pubblico orfano del giornalismo d'inchiesta e degli intellettuali engagè». Utilizzando tale criterio si può capire cosa serve adesso (e servirà nel futuro prossimo) alla letteratura italiana. Perché il pubblico ormai non è solo orfano del giornalismo d'inchiesta, ma anche di quello politico, di quello sportivo, di quello culturale.
Adesso gli scrittori noiristi non fanno più il lavoro di ricerca nella realtà nazionale criminale che li ha resi significativi, o lo fanno meno al punto che il pubblico dei lettori non si accorge della differenza rispetto a chi non lo fa, e uno come Roberto Saviano sembra un rivoluzionario. Il prossimo passo lo faranno gli scrittori (non più necessariamente noiristi) che ci diranno com'è la realtà nazionale in altri settori. I giornali italiani non ci raccontano più l'Italia e il mondo, chi lo farà sarà al centro della scena.
Guido Tedoldi
Scritto da: Guido Tedoldi | 11/12/07 at 08:24
LB è un vecchio e tignoso amico che ha fatto la storia del noir in questo paese, quindi gli concedo di essere un po' sgradevole e ruvido (voi pero' non provateci, pivelli :-). Naturalmente, non sono d'accordo con lui anche se lui finge di dire le stesse mie cose negandole... Io credo, infatti, che roba buona sia stata fatta, anche per la televisione, guarda un po'. E non sputo sull'intrattenimento, purché non lo si ammanti di valenze che non possiede.
Per quanto riguarda il caso personale... Bé IO non ho mai preteso di essere il nuovo Manchette...
Scritto da: Sandrone Dazieri | 11/12/07 at 11:10
Gomorra è un grande romanzo, ma non credo che la sua uscita sia stata quel terremoto che molti speravano. Certo, qualcosa ha mosso, ci mancherebbe, ma da qui a rivoluzionare il noir ce ne passa.
E lo sapete perchè?
Perchè - come al solito, come sempre succede in Italia - migliaia di (autorevoli?) persone si sono riempite la bocca con le pagine di Gomorra strappandole con entrambe le mani e inghiottendole furiosamente, nella speranza di riuscire a digerirle e a metabolizzarle, e con l’intenzione di ridistribuire a noi poveri lettori sprovveduti quella saggezza distillata (e farci, così, anche una bella figura). E invece, alla fine, quelli sono riusciti soltanto a vomitare su di noi un bolo mal digerito di luoghi comuni, di pensieri qualunquisti, di iniziative morte sul nascere. E così facendo, hanno attenuato l’effetto rivoluzionario di Gomorra, l’hanno ridotto al vecchio, trito e ritrito “impegno di sinistra”, quell’impegno di cui abbiamo pieni i coglioni anche noi, che siamo di sinistra ma non siamo “intellettuali”, quell’impegno falso e in fondo molto borghese che la destra non finirà mai di ringraziare per l’effetto che ha sulla gente: una specie di Autan politico-sociale. E così il noir italiano ha di nuovo perso il treno ed è rimasto quello che è sempre stato: intrattenimento e business. Eh si, stimatissimo Sandrone, è inutile illudersi: alla gente piacciono le emozioni, siano esse bianche, rosa oppure nere e della denuncia sociale, i lettori di noir (in massima parte) se ne sono sempre scassati la minchia, per dirla alla Camilleri. Altrimenti, banalizzando ma non troppo, è come se mi dicessi che i lettori di horror lo leggono perchè denuncia l’esistenza dei vampiri nascosti nell’ombra e delle case nelle quali si spalancano le porte dell’inferno.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che una storia horror non è una storia criminale e che il crimine esiste veramente, eccetera. Be’, io non credo sia così, ovvero, io credo che la stragrande maggioranza dei lettori non percepisca il crimine come reale finché non ha la sventura di toccarlo con mano, di viverlo in prima persona. Insomma, la conoscenza che la gente ha del crimine è letteraria e giornalistica, poco o niente legata all’esperienza diretta; quindi il noir verrà sempre percepito come intrattenimento e non come denuncia politico/sociale. Viceversa, chi ha esperienza di crimine (pizzo, rapine, estorsioni eccetera) difficilmente, la sera, dopo aver chiuso la tabaccheria, si metterà in poltrona a leggere di pizzo, rapine, estorsioni eccetera. No, credetemi, accenderà la tv e si godrà le chiappe della Yespica.
Scritto da: AL | 11/12/07 at 11:17
Un grande scrittore è chi riesce a emozionarti con le sue parole, con il suo mondo e le sue ossessioni. se un grande scrittore non buttasse giù le sue manie su carta forse rischierebbe per la sua sanità mentale.
se poi vende al botteghino e ha successo: meglio..!!
penso ad autori come Ellroy, Evangelisti, Pennac, Dazieri, Ammaniti, James Crumley, Montalbàn...
poi dai un' occhiata agli scaffali e c'è il libro di Patty Pravo. che era andata a pubblicizzarlo nel salottino chic di Fabio Fazio...
come del resto aveva fatto anche Faletti così da fare il "botto" con il suo ultimo romanzo..
io mi sento preso in giro...
trovo incredibile che il libro di Fabrizio Corona o le "memorie" di Azuz trovino dei compratori: che schifo...!!!
Pepe Carvalho usava questa carta straccia per attizzare il suo camino, mangiando una anatra all' arancia e bevendo del buon Chianti.
chissà se Montalbàn faceva lo stesso...?
Scritto da: Aurelio | 11/12/07 at 11:18
Qualcosa di buono è stato fatto, ci mancherebbe. Qualcosa che resterà. Poco rispetto al movimento che si è creato, e soprattutto a quello che si è fatto credere.
Un'altra cosa: il giornalismo di inchiesta.
Siamo pieni di giornalismo di inchiesta. Mai viste tante inchieste, in libreria, in televisione, persino al cinema. La domanda è: cosa ce ne facciamo di tutte queste inchieste? A meno che non vogliamo trasformarci in quello che siamo diventati: indignati di professione.
Per fortuna non ci mancano i soliti sospetti (mafia, camorra, servizi segreti, Moggi, Berlusconi), altrimenti come faremmo a spiegarci le merde che siamo diventati?
Scritto da: LB | 11/12/07 at 11:36
è per questione di forte affezione nei confronti di Noir in Festival che spezzo una lancia a loro (nostro?) favore.
Quest'anno è successo quello che nessuno si aspettava. E' successo che il Noir, il festival, ha avuto successo, successo di pubblico, forse, a questo punto, non di critica.
e io non ci credo più al fatto che bisogna sputare sulle cose che hanno successo. non tutte almeno. Grazie al nostro Sponsor? si, perchè no?! Grazie al nostro sponsor...!
Coloro che lavorano per il Festival lo fanno da anni con una passione intensissima.
Ed è' faticoso, molto faticoso Sandrone. Certo non è faticoso come alla catena di montaggio, ma ti spreme anima e corpo. E i sorrisi, le gentilezze, le corse per farvi sentire il più possibile a casa, o in famiglia, come mi sembra di aver capito tu scriva, sono reali. L'organizzazione del festival comincia mesi prima e sono dinamiche intense e a volte pesanti da gestire, arrivi ad inizio Festival che sei già stremato e spesso non ti godi quello che hai preparato per mesi. Immagino che tu possa immaginare..
Certo, sulla qualità del noir italiano non ti do tutti i torti... ma sono una romantica, e la sera della premiazione dello Scerbanenco, in quella tremenda presentazione che solo chi so io sa fare, mi sono commossa...
Per fortuna ci riesco ancora...
Scritto da: tobiatach | 11/12/07 at 12:00
@tobiatach
Massimo rispetto per i lavoratori del festival, tutti bravi e gentili. Grazie per l'ospitalità. Cio' non toglie che l'effetto che mi ha fatto e' quello che ho descritto e che le motivazioni sono quelle che ho scritto.
Scritto da: | 11/12/07 at 12:27
però un pochino dovresti essere contento, luigi,
che almeno qualcuno dei grossi nomi cominci ad accorgersi che qualcosa non va.
meglio tardi che mai.
e tu, sandrone, segui la tua intuizione e liberati da tutti quegli impegni finti e stupidi che abbelliscono il panorama letterario italiano, perchè puoi farlo, perchè sei arrivato; il tuo posto verrà preso da un noirista o giallista emergente che vuole arrivare, che vuol far vedere che esiste; i festival andranno avanti lo stesso, insieme ai premi e alle sagre.
in linea di massima non cambierà un cazzo.
però l'idea che uno scrittore, se può fare qualcosa, deve fare male, è una verità assoluta che deve insegnare.
come sempre, grazie luigi.
merisi
Scritto da: merisi | 11/12/07 at 12:57
E aggiungo, Tobiatach, che quando vado al noir in festival non mi sento "ospite" perché quelli come me sono l'"oggetto" della manifestazione, non dei graditi ospiti. Siamo la merce sul bancone, il capo sul manichino in vetrina. Se non c'è chi il noir lo scrive, grande star o piccolo autore, non può esistere il Noir in festival. In teoria, si puo' fare anche un festival senza pubblico, ma non senza l'oggetto del festival. E' da "oggetto" del festival che ho fatto le mie osservazioni, senza voler mancare di rispetto a organizzatori e finanche sponsor.
Scritto da: | 11/12/07 at 13:40
Caro sig. Dazieri, ci sono rimasta male. Quello che Lei dice sarà vero, non so, per me è stata un'esperienza entusiasmante. Sarà che è stata la mia prima partecipazione e forse non mi sono resa conto di molte cose. Sarà che l'invito (e di questo devo ringraziare anche Lei) è rrivato inaspettato e ho fatto i salti di gioia. Ciò che ho scritto e gentilmente pubblicato da l'Angolo Nero l'ho sentito davvero. Forse aveva ragione mia nonna quando diceva che chi non è abituato a mangiare il pane caldo, è felice come una pasqua quando gli passa sotto il naso e può moderne un pezzetto, mentre chi lo mangia tutti i giorni non lo apprezza più.
Comunque con noi autori di Tribù Lei è stato gentile e affibile. Giuro che non mi sono accorta di tanta inc... da parte sua.
Sa cosa Le dico? Ho apprezzato il Suo modo di intervenire durante la presentazione dei libretti sull'ecomafia. L'ha fatto in modo deciso, ma discreto. Questa, almeno è stata la mia impressione. Saluti cordiali, Ida
Scritto da: Ida | 11/12/07 at 15:12
Un consiglio di lettura per chi vuole riconciliarsi con il noir: la recentissima antologia "La legge dei figli" (Meridiano Zero), letta stanotte voracemente.
Credo che abbia lo spirito giusto, quello che secondo Sandrone molti hanno perso.
Scritta da addetti ai lavori (soprattutto appartenenti alle forze dell'ordine): ognuno di loro ha preso spunto da un articolo della Costituzione e ne ha tirato fuori un racconto attinente al proprio vissuto lavorativo.
Ne è venuto fuori un lavoro di livello molto alto, a mio avviso.
Non arrivo a fare come fa Serino in Satisfiction ("soddisfatti o rimborsati"), ma su questo consiglio mi sentirei di giocarmi la credibilità :)
Ciao,
A.
Scritto da: AngoloNero | 11/12/07 at 15:33
io gli ho dato una scorsa. promette bene
Scritto da: tania_01 | 11/12/07 at 15:36
A mio parere, le forze dell'ordine che si mettono a scrivere noir sono un paradosso.
Gli addetti ai lavori del noir sono i cattivi.
Un momento, ma allora forse ha ragione AngoloNero...
;-)
Scritto da: AL | 11/12/07 at 16:18
Ciao Sandrone, premetto che secondo me tenersi i malumori dentro fa male alla salute. Quindi ben vengano gli sfoghi da parte di chiunque. Credo che le discussioni servano a fare un passetto avanti ogni volta. Ho però dei pensieri che vorrei condividere con tutti. Sandrone scrivi: "Sono dieci anni che lo diciamo, quindici. E poi che è successo? Dove siamo andati? Che cosa abbiamo fatto?". Mi auguro che in questa affermazione ci sia anche dell'autocritica (ma sono sicuro che è così) perché temo che altrimenti le chiacchiere siano a zero. La tua scelta di defestivalizzare il 2008 può essere condivisibile, ma un'altra potrebbe essere "lo sforzo di ogni singolo scrittore ad alzare il tenore dei dibattiti e a scrivere romanzi che diano un contributo vero non solo al livello generale del noir, ma alla letteratura in genere". Credo che le occasioni istituzionali di presentazioni e altro esisteranno sempre, più o meno noiose, è che starà sempre ai singoli individui coinvolti renderli più o meno interessanti. Spesso i dibattiti sono noiosi, è vero, ma a volte non è così. E questo dipende solo e unicamente da chi interviene, anche a parità di argomenti trattati. Stesso discorso per i romanzi. Un caro saluto! Emiliano
Scritto da: emiliano | 12/12/07 at 13:35
Da chi mi ha osservato un istante, con la coda di un occhio miope, stato definito un autore noir.
In questo stile mi riconosco per caso e non per scelta: si tratta di una mia "formazione" o "deformazione" creativa, non della ricerca di un genere che va di moda.
Oggi essere "noir", senza nemmeno comprendere bene cosa significhi il termine, è costruirsi a tavolino, magari spinti dall'editore, per fare a gomitate in un angolo delle librerie.
Autori da best seller sanno di prodotto artificiale. C'è stile, c'è lo schema in crescendo della tensione, c'è il balletto dei personaggi che cattura nel vortice il lettore. C'è la catarsi. Il lieto fine.
E se la storia ha ambientazioni che echeggiano americanismi, ancora meglio!
Un mio parere, di un pivello, da imberbe.
Ma spontaneo.
Noir non si diventa. Noir ci si scopre. Si è.
Noir è il grigio che prende forma e scardina per suggerire al lettore parole oltre la storia, senza nemmeno rendersene conto. O, per l'appunto, sottovoce, senza pedanteria.
Spesso senza lieto fine. Perchè nella realtà il lieto fine è una combinazione difficile da azzeccare.
Credo nel ruolo del "noir sociale", che andrebbe sviluppato.
La storia che è denuncia sociale, senza asumere però il dogna della verità, ma la prospettiva del dubbio.
Tra le ombre del quotidiano.
PS: scusate per errori vari ed eventuali, scirvo d'istinto, veloce tra un impegno e l'altro; c'è mica chi si occupa di editing per i post? :-)
Scritto da: Giovanni Sicuranza | 12/12/07 at 22:05
Ricordo di aver letto un’intervista in cui parlavi dell’ “altrove”, inteso come terreno per l’ibridazione dei generi, e per la rottura degli schemi che talvolta (sempre più spesso) rischiano di imbavagliare il noir tra le quattro mura (quattro pagine) del già detto.
Io penso che oggi sia proprio l’altrove a mancare, la volontà, o quantomeno il tentativo, di superare gli schemi, di sperimentare vie alternative e virare il giallo e il nero verso tinte differenti. Stingere per non sbiadire.
E poi ormai la cronaca batte la fiction sul campo della spettacolarità, dell’originalità e purtroppo anche della crudeltà, e se non ci si vuole rassegnare all’appiattimento del genere bisognerà battere sempre più i sentieri di una letteratura “bastarda”.
I lettori, gli spettatori nel caso del cinema e della televisione, si sono assuefatti all’idea della violenza, della morte, così come a quella del sesso (non a caso eros e thanatos vanno quasi sempre a braccetto sui palinsesti televisivi); l’amore e la morte fanno parte del quotidiano, sono elementi che non sono sfuggiti alla banalizzazione dei nostri tempi, e per questo, per chi scrive, è fondamentale guardare un po’ più lontano del tubo catodico di un televisore al plasma, se non altro per onestà intellettuale nei confronti di chi i libri, bontà sua, andrà a comprarli, e si spera anche a leggerli. Non potendo essere più cattivi, perché la cronaca è cattivissima, si deve (si dovrebbe) essere almeno più creativi. Alla fine è solo una questione di genio e di inventiva, il resto svanirà come neve al sole… come neve al Polo, per parafrasare il titolo di questo post.
Scritto da: Maurizio Di Credico | 13/12/07 at 16:24
Sono d'accordo. Ma non conta: sono un fan.
Scritto da: raccoss | 14/12/07 at 11:46
Il festival di Roma e il festival del noir di Courmayer negli stessi giorni, se non erro.
Non è un po' troppo per un Paese come il nostro che dimostra così poco interesse per i libri?
Inflazionare l'offerta degli eventi nuoce gravemente alla salute di scrittori, lettori ed addetti ai lavori.
I festival sono però anche un modo per fare cassa quindi sarà difficile fermarli.
Ormai chi scrive un libro sta già pensando da dove cominciare la tournée.
Scrivere di più e meglio, pubblicare meno, leggere parecchio e vivere d'altro farebbe bene a tutto il comparto libri e quindi a chi fa noir.
Ciao Sandrone
P.s
quando uscirà il tuo nuovo libro verrai da noi ma non parleremo di noir.
Faremo un confronto tra il filu e ferru e le grappe dell'est.
Scritto da: Daniele P. | 14/12/07 at 19:07