Uso creativo del senso di colpa
La doc ha tra i suoi compiti, oltre quello di tenermi insieme, l’ascoltare le mie lamentazioni su quello che non riesco a essere e vorrei. Uno dei miei crucci del periodo è che non riesco a essere di granitica volontà come gli eroi dei fumetti. Quelli che ogni giorno che dio manda in terra vanno a combattere il male. Abbiano problemi di salute o di famiglia, siano poveri in canna come Spider Man o riccastri come Iron Man, appena il grido di aiuto si spande nell’aria, e anche prima, indossano il costume o l’armatura e vanno al salvataggio. Al di là dell’eroismo in sé, e dei superpoteri che ovviamente arrazzano non poco noi che fatichiamo a correre mezz’ora sul treadmill, quello che invidio loro è la tenacia.
Fanno sempre il loro dovere. Perché ci credono e perché il fatto di crederci è per loro sufficiente a fargli alzare il culo dal letto.
La doc dice che gente così non esiste. Che siamo tutti agglomerati di tensioni diverse, di desideri e negazioni, e così granitici, per fortuna, non si riesce a essere (soprattutto io, che dentro sono legione). Però mi piacerebbe.
Io, la mattina, e anche il pomeriggio e la sera, avrei sempre qualcosa di meglio che mettermi allo sgobbo. Guardate, a me scrivere piace, e anche studiare (fa anche questo parte del mio lavoro), ma la cosa che preferisco in assoluto è non fare un cazzo.
Rotolare sul divano, rovinarmi, consumare l’immaginario degli altri invece che sforzarmi di produrre il mio, stare con le persone care, giocare a poker o wii. In realtà, quando questa cosa si prolunga per più di una settimana, comincio ad avere dei problemi. Scrivere è una parte di me, non solo una posa o un vizio, e se non la esercito è come non mangiare, o non bere: deperisco. Mi spengo.
Ma, insomma, se vuoi fare lo scrittore di lavoro, non puoi aspettare che ti salti il ticchio, che il tuo bisogno si carichi al punto di saturazione. Intanto perché ci metteresti un secolo a scrivere un romanzo, e poi perché la continuità è necessaria. Basta un intervallo troppo lungo e ti senti freddo, le parole distanti ed estranee. Almeno, a me funziona così.
E allora, visto che scrivere debbo sempre, esattamente come chiunque abbia un lavoro si deve alzare, fare la doccia e prendere il tram (e io posso evitare di fare la doccia e prendere il tram) ho bisogno di qualche trucchetto per costringermi a lavorare.
Il mio trucchetto preferito è l’uso del senso di colpa. La sera prima non ho scritto. La mattina mi sveglio e penso che sono davvero una merda. Hai voluto fare questo mestiere, mi dice il mio Socio (quello vero, non quello dei romanzi) e non hai il coraggio di andare fino in fondo. Di pagarne il prezzo.
Faccio una passeggiata e la voce dice: bravo, passeggia, passeggia, che quando non avrai più una lira perché non pubblicherai più nulla, in strada dovrai starci per forza.
Accendo la tv e la voce dice: Bravo, abbrutisciti. Complimenti. E il tuo editor che aspetta il romanzo? E il tuo agente? Il regista cui hai promesso la sceneggiatura? L'amico che vuole il racconto sugli insetti. L'artista cui hai promesso l'introduzione?
Sentitela voi una voce così per un giorno o due. Alla fine, fareste tutto quello che dice. E anch’io, torno al computer e mi ci piazzo davanti, voglia o non voglia, ispirazione o meno. Qualche volta non scrivo neppure, giocherello con le icone, guardo se il mondo è cambiato negli ultimi dieci minuti, leggo mail vecchie di secoli.
Ma sono lì, nel posto di lavoro.
E, prima o poi, ricomincio a scrivere. Come magari adesso, che parlo con voi.
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Grazie per aver scritto questa cosa. Mi sento un po' meno solo :)
Scritto da: Roberto Moroni | 12/02/08 at 02:05
Beh, ci sono diversi tipi di procrastinazione, o magari e' una questione personale non so... ma il sistema del senso di colpa per me proprio non funziona, anzi, se mi sentissi una merda sarei ancora piu' spinto a guardare piu' televisione o leggere piu' fumetti. Comunque l'idea della voce nella testa, un Sandrone subconscio-virtuale e' divertente, e' un po' la voce del "Socio" no? :)
A proposito: una delle cose migliori che abbia mai fatto e' stata proprio quella di scollegare in senso permanente la televisione. Per quello, ringrazio William Gibson, che ha detto da qualche parte che scrivere non e' poi cosi' difficile: lui non ha la televisione, e scrive quattro ore al giorno, giusto il tempo medio che gli americani passano davanti al "boob tube" come si chiama da queste parti.
Scritto da: PAolo | 12/02/08 at 06:05
Io scrivo al lavoro.
E a volte, lavoro per non scrivere.
Ho la pigrizia al contrario.
Chissà?
Ciao.
Ah, a quando la prossima uscita in libreria?
A.
Scritto da: Andrea Ferrari | 12/02/08 at 07:32
La tv si può anche spegnere e chi se ne frega.Il vero problema è il web.Si certo, fonte di ispirazione e ricerca.Indispensabile.Sarcofago stracolmo di idee.
Ma vuoi mettere quanto scrivo e faccio lavorare la mente quando sto in un altra casa in cui non ve ne traccia.
Ma come si fa a staccare i lcavo di rete?
quella si che è una bella sfida:)
Scritto da: Andrea F. | 12/02/08 at 07:51
avete presente il film "il sesto senso"? quando il bambino scrive per associazione libera... beh, io faccio più o meno così... uso carta e penna ( mai userei la matita ) e scrivo parole, frasi oppure anche pezzi di canzoni che mi frullano in mente... mi piace anche il gesto, la manualità dello scrivere ( in corsivo o con lettere maiuscole ) e se sono in forma faccio anche disegni a mano libera..
dato che odio sprecare i fogli di carta cerco di riempire ben bene tutte le parti in bianco fino a un pastrocchio finale che poi riduco in mille pezzettini..
ehi, sto convivendo con sconosciuti: non ho nessuna voglia che trovino in giro le mie preziose confessioni...
Scritto da: Aurelio | 12/02/08 at 09:56
Come ti capisco, Sandrone! Devo consegnare un libro al mio editore entro il 31 maggio e finora ho scritto 100 mila battute delle 600 mila previste dal contratto. Ma questo non è il mio primo lavoro, purtroppo. Quindi mi ritrovo la sera, spesso la notte, a cazzeggiare davanti al pc, magari a inserire nomi di vecchi amici o ex morose nella stringa di Google per sapere che fine hanno fatto... E poi giù con i sensi di colpa, le autoingiurie, gli autosputi e gli autosgambetti. Conflitti interiori da cui, chissà perché, a uscirne sconfitto sono sempre io.
Scritto da: Stefano Caso | 12/02/08 at 12:25
Supereroi? Quelli più interessanti sono i supereroi sfigati. Ecco perché non ho mai amato Superman, soffriva troppo poco. E che cavolo. Anche i supereroi devono avere le proprie magagne. Che ci sia par condicio, almeno là.
Senso di colpa per mancato colpo in canna della sera precedente. E' la stessa sensazione che sentivo quando non facevo i compiti. La punizione che mi infliggo è scrivere il doppio la sera successiva.
All the best,
F-
Scritto da: F | 12/02/08 at 14:48
La cosa più difficile che mi capita, quella che mi fa più soffrire è che a volte arriva l'idea, arriva la frase, il pezzo che mi sembra buono. Magari sono in treno, o sto guidando, o sto dormendo, o mi gratto il naso, e sento la voce che mi dice una roba tipo
"Fu in un luogo di cui non saprei dire il nome, che svenni per la prima volta."
Così. Una frase del cavolo, e sembra che il cervello si apra e viva, respiri quella storia.
Chi è questo tipo che sviene? E perchè?
E allora scrivo, comincio su un pezzo di carta, sul cellulare, su quello che ho, sulla carta igienica persino. E viene fuori un frammento, spesso un inizio, un paio di pagine: in qualche modo lo scrivo, lo salvo, è lì in word, adesso. Perfetto!
Poi ci lavoro su, mi dico, poi approfondisco, poi ci torno, poi viene una bella storia. E dopo, quando apro nuovamente il Pc, con il mio tempo (limitato, come tutti, ma un po’c'è), la mia materia grigia a disposizione, ecco la sofferenza. Comincio a cincischiare. Guardo e riguardo il blog, apro mail inutili, giro per siti di cui non mi fotte niente.
Poi apro il file. Rileggo qualche frammento, qualcosa è più lungo, qualcosa sembra finito, ho 150 pagine di frammenti porcaccia, e mi sembrano tutti un cumulo di sciocchezze, una montagna di cazzate che qualcuno ha già scritto, qualcun altro ha già letto e riletto, stronzate da quattro soldi senza un minimo di originalità.
Chiudo, mi rifiuto, fa schifo, ma non abbandono il PC. Traccheggio ancora un po' e poi, finalmente ci torno. A quelle 150 pagine, dove in fondo, ecco, si qualcosa di decente c'è. Rileggo, correggo...e continuo a saltare. Da una pagina all’altra.
Sembra che il cervello si chiuda di nuovo. Un attimo fa quel personaggio era vivo, lo vedevo lì, che camminava, che gridava. E poi di colpo tutto si spegne. Arriva una mail, suona il telefono, arriva il capo o parla un bambino. E' uguale. Sto perdendo la mia storia.
Vorrei avere un giorno, un giorno intero da solo, fuori dal mondo. Mi servono poche cose: le dita, il cervello e il pc. Toglietemi tutto. Basta. Stop. Fine. E invece sono qui come un pirla che salto da un frammento all'altro, e metto assieme storie, forse, boh, e mi sembra di perderle, che quando le avevo pensate erano più belle, più coinvolgenti. E tanto non le troverei quelle storie, perchè non sono capace. (…)
E invece sono capace, e adesso scrivo, cazzo.
Auff....
Ma perchè si soffre così? E perchè è così bello?
Scritto da: sergio | 12/02/08 at 15:54
Bello e duro mestiere lo scrivere ma c'è di peggio, sempre. :-)
Scritto da: Dario Salvelli | 12/02/08 at 16:24
Pensa a me che devo, soprattutto, leggere.
Spero che qualche volta il senso di colpa investa chi scrive troppo e si dovrebbe invece dedicare ad altro. Che so un bel campo da arare, dei bonsai, una bella corsetta in mezzo allo smog.
Saluti.
D.
Scritto da: Daniele P. | 12/02/08 at 17:52
@Dario
Lo so che c'è di peggio, ma non è che tutte le volte mi devo scusare perché faccio lo scrittore invece che il minatore. :-)
Scritto da: Sandrone Dazieri | 12/02/08 at 17:55
Miiii come schizzò il senso di colpa al commento di daniele P!
Ciao Sandrone :))) Era un po' che non passavo di qui!
nun te devi scusà che li scrittori servono.
Persino alla doc, la letteratura fa un certo comodo.
E poi insomma, se non si passeggia un po' di che si scrive? Non si può mica scrivere solo del fatto di scrivere eh:)
Scritto da: zauberei | 12/02/08 at 18:47
Invito a vedere, o rivedere, "The Incredibles".
Scritto da: Giovanni Sicuranza | 12/02/08 at 21:09
Io individuo nel web il "procrastinatore supremo", mi smarrisco nella rete e non faccio un caxxo.
Vabbè, ti saluto e vado sul prossimo dei millemila blog che frequento :D
Scritto da: Valberici | 12/02/08 at 22:18
Post interessante anzichenò.
A volte mi chiedo se mantenere un blog, leggere quegli altrui e scrivere commenti, leggere notizie della serie "e sti cazzi" o guardare ore di minchiate su Youtube, non porti via tempo al dovere, al piacere, di scrivere un bel racconto. Non sarebbe meglio dedicare questo superfluo scorrere di dita sui tasti a qualcosa di più "creativo"?
Sicuramente sì. Ma prima fammi controllare l'e-mail...
Scritto da: Dean | 13/02/08 at 10:36
oops: doveva essere "quelli" invece che "quegli"... a proposito di superfluo scorrere di dita!
Scritto da: Dean | 13/02/08 at 10:38
io l'altro giorno ero vestita da clark kent.
ed in ufficio rispondo cosi: ufficio supereroi mi dica...
Scritto da: anna | 13/02/08 at 14:52
Io a quest'uomo gli voglio bene.
Zen
Scritto da: Zen | 13/02/08 at 19:13
Il problema è che ti alzi, apri la finestra, guardi il cazzo di mondo e pensi:"che schifo".
Poi chiudi la finestra e vai al cazzeggio.
Il giorno dopo la riapri ed è sempre lo stesso schifo.
Allora c'è la pallida illuminazione che, senza sbattersi, il mondo sarà sempre quello schifo lì.
Non c'è niente da fare.
Non so se ho mai sentito parlare di formiche del cambiamento.
Ma di cicale del cambiamento di sicuro NO! ;-)
In fondo gli Iron-Man, gli Spidey e i Bats servono ad incarnare un'idea. Così, una volta che a quell'idea hai dato un corpo, seguirla è un po' più facile.
Di sicuro il tuo animo ha bisogno che tu scriva. Ma magari ci sono cose, scritte da te, di cui anche gli altri hanno bisogno. Un compito che solo tu puoi portare a termine...
In fondo il Socio è noioso ed esasperante, ma ti vuole bene :-D
Fab
Scritto da: Fabrizio | 13/02/08 at 19:56
Quinto Fabio Massimo ci ha vinto le battaglie, Temporeggiando... dico una banalità, ma "meglio tardi che mai" non è un modo di dire, è una filosofia di vita...
Scritto da: Maury Incen | 15/02/08 at 13:12
Senti, mi presti un attimo il Socio della coscienza? In questo momento ne ho veramente un gran bisogno :P
Scritto da: licia | 27/02/08 at 16:04
Ciao. Ogni tanto passo di qua e me lo rileggo, questo. Così, tanto per sentirmi meno solo.
Scritto da: sergio | 29/04/08 at 14:57