la SIAE
Off topic ma non resisto... Caro Sandrone fa' di questo messaggio ciò che credi...
Cosi' dice il mio amico Kai Zen J e io eseguo. Lo spunto e' dato dalla mail di Mimì, in cui chiedeva se convenisse depositare i propri manoscritti alla siae per non farsi fregare le idee.
La SIAE? La SIAE?
Al di là della faccenda folle di depositare il proprio manoscritto pagando per il timore che qualcuno la copi...
Andrebbe ricordato anche che per i libri, al contrario dei dischi (e su questo dovremmo aprire un dibattito infinito, come sul monopolio di una società privata che usa mezzi statali ecc ecc) non è obbligatorio il bollino. Si tratta solo di una sorta di "assicurazione" per l'autore che può controllare quante copie sono state davvero stampate (tot bollini - tot copie). Ci sono anche altri metodi però. Al momento ne stiamo esplorando qualcuno anche perché della SIAE non vogliamo più sentire parlare e cercheremo di far uscire il prossimo libro senza bollino...
Ci sono diverse ragioni ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata questa:
La SIAE ci ha chiesto il pizzo.
Il comune di Negrar (VR) deve sborsare ben 300 euro per aver portato in scena (gratuitamente) lo spettacolo della Compagnia Fantasma “I Sentieri di Seth” tratto dal nostro libro “La Strategia dell’Ariete“.
Due funzionari SIAE, abbigliati come agenti immobiliari della periferia povera di Lugano, hanno assistito alla piéce per poi palesarsi con tanto di distintivo per “difendere” gli interessi degli autori, cioé noi. Noi eravamo presenti. Abbiamo sottolineato che la licenza creative commons di cui ci avvaliamo consente a chiunque di riprodurre, modificare ecc. ecc. (senza scopo di lucro) la nostra opera.*
Ora, a qualche mese di distanza, la SIAE multa il comune perché dice che La Strategia dell’Ariete non è in creative commons e che noi andiamo protetti. Insomma pretendono il pizzo sulle nostre produzioni, che da sempre sono libere di circolare.
Bene. Sappiano i signori della SIAE che a metodo mafioso risponderemo con metodo mafioso. D’ora in poi fate attenzione a presentarvi alle nostre “esibizioni”. Siamo in quattro, incazzosi e feroci.
Ora mi chiedo... i soldi della multa verranno a noi? In questo caso li daremo di ritorno a chi l'ha pagata - la fiera dell'assurdità insomma...
A Mondadori - che poi ne girerà una percentuale a noi, che poi rigireremo questa cifra a chi pagato la multa, tamponando una parte di "danno"? Alla SIAE? e in quest'ultimo caso per quale motivo?
Per quanto riguarda le musiche dello spettacolo, che sono firmate dai ragazzi della Compagnia Fantasma, è poi partito un balletto burocratico dal sapore kafkiano che ha fatto rimbalzare i compositori da un ufficio all'altro della SIAE senza che nessuno sapesse bene dove e come dovessero compilare il borderò. A Verona? A Bologna? Quale Borderò? Avete parlato con me? Chi siete? Cosa volete? Due fiorini.)
** Nel colpophon dei nostri libri si trova questa dicitura che ci sembra abbastanza chiara in proposito - evidentemente la SIAE assume funzionari analfabeti - :
Quest’opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, pubblicazione su diversi formati, esecuzione o modifica, purché non a scopi commerciali o di lucro e a condizione che vengano indicati gli autori e che questa dicitura sia riprodotta.
Ogni licenza relativa a un’opera derivata deve essere identica alla licenza relativa all’opera originaria.
Gli autori difendono la gratuitá del prestito bibliotecario e sono contrari a norme o direttive che, monetizzando tale servizio, limitino l’accesso alla cultura. Gli autori e l’editore rinunciano a riscuotere eventuali royalties derivanti dal prestito bibliotecario di quest’opera.
http://kaizenology.wordpress.com/2008/09/04/siae-◊-mafia/
http://kaizenology.wordpress.com/2008/09/25/siae-connection/
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credo che ormai con questa storia del diritto d'autore stiano solo cercando di trovare qualche sistema per fermare la libera circolazione delle idee, per quelli che ancora ne hanno di proprie, il che è uno dei più gravi reati in ogni periodo storico.
mi piacerebbe sapere quanti soldi riceva uno scrittore dalla SIAE a fronte di ogni copia venduta, o quanti ne prenda un artista ogni volta che viene riprodotto un suo brano.
ma mi piacerebbe saperlo non da autori e scrittori famosi, ma da quelli che scrivono un libro ogni tanto, o un disco ogni due o tre anni senza mai andare tanto su in classifica.
Scritto da: Icekent | 09/10/08 at 22:41
Tutto questo ha del paradossale.
Zen
Scritto da: Zen | 10/10/08 at 07:54
Non mi sorprende. Son capaci di chiedere soldi anche ad uno spettacolo di bambini.
Scritto da: Dario Salvelli | 10/10/08 at 11:38
L'ottusità si ottiene quando il senso delle cose si è perso. E il senso della Siae è filosofia d'altri tempi.
Scritto da: stefano | 10/10/08 at 12:57
Ciao Sandrone,
un regalo da noi ragazzi del teatrofficina refugio occupato e autogestito.
http://www.myspace.com/teatrofficinarefugio
Guarda tra i pezzi e scoprirai FAQSIAE cantata a squarciagola.
Saluti da Livorno
Gingerale del TOR
Scritto da: teatrofficinarefugio | 11/10/08 at 09:08
ma il punto 4f potrebbe dare problemi?
Altri compensi previsti dalla legge italiana. Al fine di evitare dubbi, è inteso che il Licenziante si riserva il diritto esclusivo di riscuotere i compensi a lui attribuiti dalla legge italiana sul diritto d’autore (ad es. per l’inserimento dell’Opera in un’antologia ad uso scolastico ex art. 70 l. 633/1941), personalmente o per tramite di un ente di gestione collettiva (ad es. SIAE, IMAIE), se l’utilizzazione dell’Opera sia prevalentemente intesa o diretta a perseguire un vantaggio commerciale o un compenso monetario privato. Al Licenziante spettano in ogni caso i compensi irrinunciabili a lui attribuiti dalla medesima legge (ad es. l’equo compenso spettante all’autore di opere musicali, cinematografiche, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento nel caso di noleggio ai sensi dell’art. 18-bis l. 633/1941).
Scritto da: ilcristo | 11/10/08 at 11:03
Una tipica storia italiana.
Manco la RIAA giunge a tali paradossi. :(
Scritto da: Valberici | 11/10/08 at 11:33
Fatemi capire bene una cosa: quell'opera non è registrata alla SIAE e, oltretutto, è ben specificato sulla stessa la licenza CC.
Ho capito bene?
Scusatemi la domanda che potrà sembrarvi strana o superflua ma mi sembra così totalmente assurdo che la SIAE che, se mi confermate quanto ho scritto sopra, non ha nulla a che spartire con quell'opera, pretenda qualcosa.
E' così fuori da ogni logica che ho bisogno di una conferma!
Scritto da: Alberto | 11/10/08 at 20:10
Caro Alberto hai capito proprio bene... Come ha sottolienato Marco Gallorini del copyleft festival di Arezzo: " non è possibile multare un non iscritto che non esegue opere tutelate."
Non è possibile. Eppure è successo.
Scritto da: Kai Zen J | 12/10/08 at 11:47
Mah mah mah...
a buon senso, il problema può essere quel "a scopo di lucro": si pagava il biglietto per lo spettacolo?? avrebbe un senso la presunzione di un guadagno fatto a vostro danno.
E tuttavia il punto è che se NON ti ho demandato a proteggermi, cara SIAE, perchè pretendi di parlare a mio nome e in mia difesa?
o forse la Siae funziona automaticamente, quindi che tu lo voglia o no per certi aspetti di sfruttamento sei tutelato (come succede per certi reati: che li denunci o no se li scopriamo perseguiamo il colpevole)??
ditemi che ho capito il punto che non ne esco più
Scritto da: Valentina | 13/10/08 at 18:05
No Valentina, non si pagava nessun biglietto. Era uno spettacolo GRATUITO tratto da un'opera pubblicata in licenza creative commons stampata bene in evidenza sul colophon. Ma la SIAE ha pensato di doverci guadagnare lo stesso.
Scritto da: Guglielmo Pispisa | 14/10/08 at 08:54
Il problema di fondo è la SIAE stessa, che ormai si è ridotta ad essere una struttura che deve giustificare e mantere soltanto se stessa, tutelando esclusivamente i propri interessi. La cosa assurda è che nemmeno loro sanno di cosa parlano quando si tratta di gestire i diritti d'autore, soprattutto con i nuovi media. Soltanto una cosa sanno: che tu devi pagare. Poi sul quanto, come e perché ci si mette d'accordo... La SIAE dovrebbe essere commissariata e rifondata ma non credo che la cosa avverrà mai, visto che ci sono dietro un bel po' di quattrini.
Scritto da: Giacomo Brunoro | 14/10/08 at 15:34
Forse dovreste scrivere un romanzo in cui raccontate una storia del genere così quando ci riprovano li denunciate a loro stessi per avervi rubato l'idea a fini di lucro, nonostante anche la loro rappresentazione sia assolutamente gratuita!
Magari impazziscono come nelle dodici fatiche di asterix!
Jones
Scritto da: jones | 17/10/08 at 17:34
Bisogna scendere sullo stesso terreno: fondare una SIACC (Società Italiana Autori Creative Commons), e iscriversi in massa. Poi la stessa dovrà attivare la tutela DI LIBERA CIRCOLAZIONE delle opere dei suoi iscritti, anche con azioni legali contro terzi. Infine dovrà pretendere di partecipare ad una gara presso la Presidenza del Consiglio per l'assegnazione del servizio ora svolto in monopolio dalla SIAE. In caso di rifiuto, avviare ricorsi al Garante della concorrenza, al TAR, alla Corte dell'Aja, etc...
Scritto da: Ledrôs | 17/10/08 at 22:48
la solita cervellotica burocrazia italiana per la quale l'utente non va tutelato, ma ostacolato. a proposito di siae vi segnalo una piccola inchiesta.
Scritto da: lucyvanpelt | 18/10/08 at 01:25
Se vi interessa, al sito della SIAE, tra le faq si legge:
E’ obbligatorio aderire alla SIAE?
Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile.
Scritto da: GIANNI | 20/10/08 at 13:30
Non è obbligatorio aderire alla SIAE, ma bisogna pagarli comunque. Kai Zen non adersice, non è iscritto e non ne vuole sapere. Per chi, questi signori, allora hanno riscosso il pizzo?
Scritto da: Kai Zen J | 21/10/08 at 16:35
Siamo figli della SIAE
Sono Daniele Bergonzi, uno dei membri della Compagnia Fantasma, parte in causa nel Negrar-gate. La faccenda di Negrar ha assunto toni grotteschi, come già il buon kai zen Jadel ha esposto, ed essendo passate più di 24 ore le probabilità di scoprire il colpevole diminuiscono drasticamente. Lasciamo che l'ingiustizia faccia il suo corso. Io scrivo qui per un altro motivo, magari controcorrente, ma scrivo per ringraziare pubblicamente la SIAE. La ringrazio perchè a sua insaputa è un pò la mamma della Compagnia Fantasma, e come ogni buon genitore può farci indispettire ogni tanto, ma non può essere odiato completamente. Vi racconto il perchè dico questo. Nel maggio del 2002, quando i miei gusti letterari non erano del tutto affinati, iniziai a lavorare alla riduzione drammaturgica del best seller di P.Suskind "Il profumo", ne volevo trarre un racconto da rappresentare in teatro, un monologo insomma. Da lì a qualche tempo mi venne in mente di contattare la Siae per sapere se la cosa fosse legale o meno. Dopo un pò di rimbalzi tra siae, casa editrice e agente di Suskind stesso capii che non tutti erano d'accordo sull'operazione. Lo capii quando ricevetti una mail che riportava più o meno la seguente frase: "G.le sig Bergonzi, se porterà a termine il suo progetto le faremo una causa milionaria", firmato SIAE, TEA, P.Suskind e Giuseppe Verdi. Ero un incosciente ed impavido drammaturgo a quei tempi e visto che lo spettacolo sarebbe andato in scena in un piccolo teatro alle porte di Reggio Emilia pensai che sarebbe bastata un pò di discrezione per evitare le ire del rinnovato Asse Tutelante Berlino-Roma. Continuai quindi con il lavoro e a settembre lo spettacolo era pronto per andare in scena. I preparativi fremevano, noi avevamo studiato tutto nei minimi dettagli, tranne il nome della compagnia al dire il vero, che colti impreparati e non del tutto consci di esistere chiamammo in quattro e quattr'otto appunto Compagnia Fantasma. A tre giorni dalla Prima dello spettacolo restava solo da spedire le e-mail di invito all'evento ai nostri futuri fans. Non scenderò nei dettagli del dissoluto stile di vita che conducevamo allora - si sarà poi risoluto negli anni a venire?- fatto sta che alla domanda del mio prode compare Andrea Giovannucci :"Che faccio, l'invito lo mando a TUTTA la mailing-list?", io risposi con l'ingenuità di un bambino a cui venga chiesto per assurdo: "la vuoi mangiare tutta questa torta alla panna?", e cioè : SI, evvai! Risultato: il giorno seguente squilla il telefono, dall'altra parte della cornetta una voce di donna mitraglia una sequenza di parole in tedesco. Non ne capisco mezza ma il senso della telefonata è chiaro. Gli agenti di Suskind ci hanno beccato. Faccio finta di non capire e riattacco. La sera però, ogni dubbio è sciolto da una mail di un funzionario della TEA, l'editrice che deteneva i diritti del romanzo. "G.le Sig.Bergonzi, siamo sorpresi che nonostante la nostra diffida lei abbia continuato nel suo progetto drammaturgico su "Il Profumo", ma cosa ancor più sorprendente è per noi ricevere l'invito alla prima del suo spettacolo. Abbiamo già allertato i nostri ispettori che si recheranno il prossimo sabato sul luogo della rappresentazione. La dobbiamo avvertire che se lo spettacolo andrà in scena..." . Già, nella mailing list erano compresi gli indirizzi di tutti i simpatici Tutelatori dei diritti degli autori mondiali universali. Bella cazzata, eh? Ne è seguita subito una telefonata della responsabile del teatro di Reggio Emilia con la quale abbiamo convenuto l'annullamento dello spettacolo per "problemi tecnici". E ora? Io avevo riscritto quel testo per mesi, lo spettacolo era fatto, non potevamo buttare via il lavoro (piccolo particolare, quando anni dopo è uscito il film di hollywood tratto dallo stesso romanzo sono andato a vederlo. Non mi è piaciuto granchè ma la sceneggiatura era praticamente identica alla mia drammaturgia di allora, avessi depositato il testo...). Ed allora pensammo bene di rappresentarlo nel primo posto che ci avrebbe ospitato, fuori da ambienti istituzionali, nascosto, poco importava se lo avessero visto in quattro gatti. Dopo mezza giornata di ricerche trovammo il luogo che faceva al caso nostro: il circolo ARCI della Grada, a Bologna. Andammo a proporci, ci sbronzammo assieme al proprietario e fissammo la data dello spettacolo. Invitammo un pò di amici, questa volta ad uno ad uno di persona, preparammo la sala, l'impianto audio. Tutto a posto. Senonchè alcuni minuti prima di andare in scena si presentano due tizi nerovestiti che si identificano come due ispettori SIAE. E ci risiamo. Ma dico io, con tutti i faccendieri, ladri bancarottieri, evasori fiscali e rottinculo che popolano il nostro bel paese, proprio a noi quattro sfigati dentro il circolino arci devono venire a rompere i coglioni?! Vabeh. Domanda dell'ispettore: "Che cosa rappresentate?". Risposta mia: "Mah, degli estratti.." Ispettore: "Di cosa?". Io: "Di romanzi...dell'ottocento". Ispettore: "Capisco. E come si intitola lo spettacolo?". Io: "Estratti". Solo per quella cazzata io mi sarei arrestato da solo, e invece il tenente della Siae se la beve e non s'accorge manco che per tutta la sala c'erano appesi volantini che recitavano"Stasera la Compagnia Fantasma mette in scena "Il Profumo, di P.Suskind". Il collega del tenente, un sergente forse, passa ad interrogare il responsabile delle musiche di scena, Alessandro Giovannucci. "E per quanto riguarda le musiche, chi sono gli autori?" Alessandro la mette giù dura "Tutti morti da almeno settant'anni. Tranquillo". Ovviamente erano tutti vivi e vegeti, figurarsi che palle usare solo musiche di parrucconi di inizio secolo. Insomma, non si sa come, i due marescialli scribacchiano qualcosa sui loro taccuini e abbandonano la sala. Evidentemente senza lasciare neanche microspie e telecamere nascoste, perchè i lor signori non ci hanno più dato nessun problema. Anzi, lo spettacolo fu un successo, o almeno noi ci divertimmo talmente a farlo che la cosa ci andò a genio. Forse un pò troppo, perchè a più di sei anni di distanza la Compagnia Fantasma è ancora qui e ha continuato a mettere in scena romanzi, racconti e a musicarli come gli pare e piace. E il tutto in modo completamente pulito, e non in cirolini arci nascosti ma in teatri, grosse manifestazioni e perfino su Radio Rai, senza che la mamma SIAE se ne avesse a male. Perchè dopo le prime scottanti esperienze abbiamo cercato in tutti i modi di "regolarizzarci", di ottenere i permessi. Ma i regolamenti interni di questo organismo fatiscente sono talmente ingarbugliati che gli stessi funzionari che lavorano in uffici contigui la pensano- cosa ci sarà da pensare poi nell'applicare un regolamento?- in modi completamente diversi. Vi risparmio i cavilli sulla differenza tra rappresentazione a memoria e lettura integrale di un racconto, percentuali di estratti musicali di un brano ecc. Fatto sta che da anni ci muoviamo, lavoriamo e cerchiamo di sopravvivere in una sorta di falla burocratica, il bug di un sistema impermeabile che non permette ai suoi utenti coatti di venire a conoscenza dei meccanismi che lo regolano. In attesa che altri due ispettori SIAE entrino dalla porta del teatrino di Negrar di turno a farci sapere quali nuove dall'agenzia locale.
Noi cerchiamo solo di fare il lavoro che ci piace: leggere le parole di grandi scrittori. E se poi qualcuno all'ascolto ne trae beneficio tanto meglio. Magari capiterà che durante un controllo due soldatini presteranno attenzione a una lirica sgrammaticatura di Bukowski o a una perla di saggezza di Carver e come per magia svestiranno le loro giacche bigie modello SIAE per indossare due tuniche arancioni e cantare melodie ari krishna per strada, quando piove o quando c'è il sole, chissà? Nel frattempo noi continuiamo a leggere a scrivere e a recitare nella speranza che tra settant'anni, o molto prima, decadano anche i diritti di rompere i coglioni al prossimo.
Scritto da: daniele bergonzi | 21/10/08 at 16:37
Società Italiana Atta ad Estorcere... altroché!!! Volevo aggiungere brevemente una mia esperienza personale a quanto già evidenziato dagli altri: da quando ho 11 anni faccio parte di una compagnia teatrale amatoriale la quale sopravvive nonostante i pochi mezzi e la sempre scarsa disponibilità economica. Quest'anno alcuni di noi hanno messo in scena uno spettacolo basato su un noto monologo di cui non citerò il titolo ma vi posso dire che parla di un pianista straordinario che nasce e muore su una nave (vi ricorda niente? :-)). Non lo dico per vantarmi, anche perchè non partecipavo allo spettacolo, ma forse si tratta del miglior prodotto del nostro teatro sia come regia che come interpretazioni, scelta delle musiche, eccetera... Ebbene il suddetto lavoro rischia di non andare più in scena perchè non possiamo permetterci gli esorbitanti diritti d'autore richiesti dalla SIAE e da chi ha scritto l'opera originale, e sono davvero un mucchio di soldi. Siamo tutti molto delusi ed arrabbiati: uno spettacolo che poteva darci un ottimo ritorno d'immagine e magari aiutarci a sopravvivere non potrà più essere proposto al pubblico. Perchè? Che danno può mai fare una piccola compagnia amatoriale che recita per il puro gusto di farlo ad un Grande Autore che gode di tutti i diritti del mondo? Io non lo so proprio...
Scritto da: Maury Incen | 27/10/08 at 14:06